ott 10 2012

consiglio comunale urgente

… per sventare l’ipotesi di accorpamento del comune di Cerea con la provincia di Rovigo, evitando in questo modo che la stessa non venga soppressa a causa del riordino delle province dovute alla normativa sulla spending review…

a mio avviso si è trattato di una perdita di tempo a livello locale su una bufala regionale in seguito a decisioni  (o non decisioni) a livello nazionale.

Il mio pensiero è chiaro da tempo:
ridisegno delle aree provinciali con raggruppamento amministrativo dei comuni sotto i 15 mila abitanti e l’abolizione delle regioni.
I servizi si possono portare sul territorio attraverso uffici decentrati fino a quando non sarà possibile una capillare diffusione dei servizi on line.

Continuerei poi con il limite di due mandati nelle cariche elettive e l’azzeramento del finanziamento pubblico ai partiti.

io comunque vedrei bene un ridisegno delle aree provinciali, un raggruppamento amministrativo dei comuni (sarebbe già sufficiente un minimo di 15 mila abitanti) e l’abolizione delle regioni.
I servizi si possono portare sul territorio attraverso uffici decentrati fino a quando non sarà possibile una capillare diffusione dei servizi on io comunque vedrei bene un ridisegno delle aree provinciali, un raggruppamento amministrativo dei comuni (sarebbe già sufficiente un minimo di 15 mila abitanti) e l’abolizione delle regioni.
I servizi si possono portare sul territorio attraverso uffici decentrati fino a quando non sarà possibile una capillare diffusione dei servizi on line

ott 7 2012

a proposito di IKEA

…la lettera del sindaco al collega Tosi sulla questione IKEA ben si accoppia con la lettera inviata qualche mese fa al presiente del consiglio Monti.
Diciamo che se fosse stata inviata (almeno per conoscenza) al sig. Lars Petersson un senso (seppur modesto) poteva averlo, invece è stata inviata per conoscenza al presidente della provincia di Verona evidentemente nell’illusione di una qualche forza condizionante della “filiera” politica.

Entrando nel merito, riporto delle personali considerazioni dopo aver raccolto alcune informazioni in rete:

…la bilancia commerciale Italiana nei confronti di Ikea è in attivo, cioè Ikea acquista in Italia più di quanto gli italiani comprino da Ikea. Inoltre l’Italia seppur con un “misero” 8% è il terzo fornitore mondiale di Ikea.
Gli acquisti complessivi di Ikea in Italia sono stimati in oltre 1 miliardo di Euro (non so se avete presente quanto fattura il distretto del mobile veronese) ed è di fatto il principale acquirente della filiera legno-mobile italiana. Lo scorso aprile Ikea ha annunciato che (nonostante la crisi) investirà 400 milioni di euro in Italia e aprirà nuovi punti vendita (tra cui Verona).
Attorno ad Ikea girano qualcosa come 11.000 posti di lavoro in Italia

…ah giusto per restare in tema, sembra che i fornitori italiani di Ikea siano 24 (ventiquattro) che si spartiscono 1 miliardo di euro di fatturato.

Leggete  quindi la lettera del sindaco,  fatevi la domanda e datevi la risposta…


lug 22 2012

facciamo finta di non capire

perché ci si dovrebbe mobilitare contro la chiusura di un ufficio postale, quando non si è fatto nulla contro la chiusura di una scuola materna ?

dall’Arena di oggi

ASPARETTO
Il Comune
si mobilita
per salvare
l´ufficio postale
ASPARETTO
Il Comune si mobilita per salvarel´ufficio postale
L´amministrazione comunale si batterà per evitare la chiusura dell´ufficio postale di Asparetto. Quello attivo nella frazione è infatti uno dei 27 uffici che Poste italiane, alle prese con i tagli legati alla riduzione della spesa, intende dismettere nella provincia di Verona. Il Comune però non ci sta e per questo, domani alle 21 al teatro comunale di Asparetto, ha convocato un´assemblea pubblica con tutti i residenti per illustrare la situazione e le strade che intende intraprendere per salvare lo sportello.
«C´è una convenzione annuale che regola il nostro rapporto con le Poste», spiega il sindaco Paolo Marconcini. «Per quest´anno abbiamo erogato 13mila euro affinché venisse garantito il funzionamento dell´ufficio di Asparetto; perciò intendiamo utilizzare ogni mezzo in nostro possesso affinché l´utenza della frazione non venga privata di questo indispensabile servizio». In pratica, il Comune ha contribuito economicamente per consentire l´attività dell´ufficio, ma evidentemente per Poste italiane la cifra è comunque troppo bassa perché il servizio sia mantenuto. «Ad Asparetto», aggiunge Marconcini, «ci sono circa 800 famiglie e una zona industriale con numerose aziende, che è nostro compito tutelare». Nel caso di chiusura, l´ufficio postale più vicino sarà quello del capoluogo, situato a quasi cinque chilometri di distanza. F.S.
Considerando che per tener aperto l’ufficio postale ad Asparetto il comune di Cerea deve dare 13 mila euro a poste italiane, che probabilmente in futuro ne chiederà di più, l’ufficio postale sotto casa (per famiglie e aziende) può essere considerato un servizio sociale necessario in tempi di vacche magre ?

lug 21 2012

alla prova dei fatti

gnegne

Diciamocelo francamente, “vendere” la storia di Roma che impone l’IMU, riduce i trasferimenti e chiede l’approvazione del bilancio potrebbe anche essere “comprensibile” se solo chi la racconta fosse da sempre indipendentista, secessionista, federalista o al limite non avesse avuto propri rappresentanti di filiera partitica a governare l’Italia o che almeno non sostenessero il governo che queste misure ha varato.

Ma se a raccontarla è chi proviene, legittimamente e con orgoglio, da un partito nazionalista e meridionalista, ha tutta l’aria dello scarica barile. Perché allora non prendersela con l’Europa e con la famosa lettera che ci impone misure drastiche per rimettere in sesto i conti pubblici ?
Conti pubblici al cui dissesto ha contribuito bellamente il partito le cui bandiere, orgogliosamente, il nostro sindaco ha  sventolato in campagna elettorale.

Quindi ora prendiamo atto di ciò che era già molto chiaro a molti cittadini di Cerea, anche se purtroppo non alla maggioranza.
Aumentano le tasse !  Con buona pace delle promesse e dei proclami elettorali.

Intendiamoci, se c’è da mantenere quel poco di welfare che il comune è in grado di erogare, non credo ci siano alternative.
A meno che non si voglia gettare decine di famiglie nella disperazione di doversi pagare spese scolastiche e assistenza agli anziani e disabili.
Però il dettaglio presentato nell’aumento delle imposte, sarebbe stato bene fosse accompagnato anche ad un pari dettaglio di “tutto quello che si poteva tagliare e che è stato tagliato”.  Così, giusto per sapere…

C’è una cosa poi che non mi quadra.
Come è possibile per una amministrazione comunale che “subisce” le richieste da Roma e che si trova ad amministrare in un contesto economico nazionale e internazionale senza precedenti, puntare su aziende e commercianti locali per la ripresa ?
Qual’è il potere concreto e le relative iniziative che una amministrazione di un comune di poco più di 16 mila abitanti può mettere in atto per “guidare Cerea  fuori dalla crisi”  e fare in modo che si creino “nuovi posti di lavoro e nuovo reddito per le famiglie” ?

Al momento l’unica cosa certa che ci è dato sapere è l’aumento del 300% per l’addizionale Irpef ed ovviamente aliquote IMU ben lontane dal minimo previsto per legge.
Vabbè dai, Forza Italia!


lug 5 2012

caro amico ti scrivo

Illustrissimo Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti,
Sono Paolo Marconcini, Sindaco del Comune di Cerea (Vr), una città di ben 16.508 abitanti, al mio secondo mandato.
Sono infatti stato rieletto dai miei concittadini alle scorse elezioni, al termine di cinque anni in cui ho amministrato questo Comune tra mille avversità, in un crescendo di difficoltà economiche e tagli continui da parte dello Stato Italiano. Una situazione che, come lei ben sa, non sta migliorando.
Quello che forse Lei non sa è che la città di Cerea è famosa in tutto il mondo per essere l’eccellenza italiana nella produzione artigianale di mobili classici di altissima qualità ed oggi anche di design. Il nostro era, fino a pochi anni fa, un distretto di produzione invidiato e studiato in tutto il mondo; una tipologia di lavoro che vedeva imprenditore e dipendente pienamente integrati, come un’unica famiglia, senza tensioni sociali, anzi, in molti casi erano proprio intere famiglie a lavorare il mobile classico con passione e dedizione.
Da pochi anni a questa parte lo scenario è cambiato drasticamente, le imprese sono entrate in crisi, prima a causa della concorrenza straniera, poi ha inciso la crisi internazionale, per non parlare del cambio euro dollaro, che ha fatto salire in pochissimo tempo e in modo vertiginoso i prezzi delle esportazioni verso il continente americano, con un blocco quasi totale degli acquisti da parte del nuovo continente.
Sono consapevole delle difficoltà incontrate in questi anni dai vari Governi italiani nel far quadrare i conti, una difficoltà che è di certo aumentata in questo ultimo periodo costringendovi a scelte impopolari.
Oggi il Governo viene a chiedere i soldi ai Comuni e ai cittadini, ma mi permetta di chiederLe: dove Li troviamo noi questi soldi? È mai venuto a bussare alla sua porta un padre di famiglia disperato perché non riesce a mandare avanti la Sua azienda e così non ha neppure la possibilità di aiutare la sua famiglia? Davanti al mio ufficio, ogni giorno, c’è la fila di persone che si trovano in questa situazione e la maggior parte sono proprio quegli stessi artigiani che hanno dato lustro alla nostra città e all’Italia intera, imprenditori che, dopo aver lavorato duramente per una vita intera, hanno dilapidato in pochi anni tutti i risparmi per tenere in vita la propria attività.
Chi doveva in questo momento concedere crediti, ossia le banche, si è trovato “costretto” a restringere la maglia dei finanziamenti perché impegnato nell’acquisto di titoli di Stato e derivati.
A chi tocca quindi aiutare queste famiglie? Ai Comuni rispondo io.
Ma come facciamo se, a causa dei progressivi tagli da parte dello Stato, non solo non abbiamo i soldi per garantire i servizi essenziali, ma ci troviamo nella condizione di dover introdurre nuove imposte perché è il Governo ad imporLe, come ad esempio l’IMU, o ad aumentare quelle esistenti, come l’IRPEF, per consentire agli operai di tagliare l’erba, ai bambini di andare a scuola o anche solo di accendere il riscaldamento negli edifici pubblici durante l’inverno?
Credo quindi che possa comprendere la mia delusione e il mio senso di impotenza di fronte a questa situazione, uno stato d’animo, peggiorato dall’incredibile clima di incertezza nel quale si trovano i conti pubblici oggi, che fino a questo giorno mi ha impedito di arrivare all’approvazione del bilancio di previsione, uno strumento fondamentale per poter impostare una qualunque attività all’interno del Comune.
Mi dica Lei con quale coraggio potrò poi continuare a guardare in faccia quei padri di famiglia che mi vengono a chiedere aiuto quando, costretto dalla situazione economica, gli avrò appena aumentato l’IMU dei loro capannoni, capannoni che oggi sono fonte di costo e non di reddito?
Mi dica Lei che cosa devo fare? Non guardare in faccia nessuno e aumentare le imposte così da dare allo Stato i soldi di cui necessita e al Comune gli strumenti per operare?
E secondo Lei i cittadini per quanto ancora saranno disposti e soprattutto avranno la possibilità di pagare? E una volta che Li avremo prosciugati questi nostri concittadini, che fino a oggi hanno consentito di mandare avanti la macchina pubblica versando tutte le imposte anche a scapito della loro stessa attività, cosa faremo? Da chi ripartirà la crescita economica se nel frattempo la maggior parte delle aziende chiuderanno?
Fino a oggi non ho mai promosso la disobbedienza fiscale, ho sempre invitato i miei cittadini ceretani a rispettare le leggi ma so benissimo, perché conosco bene il mio territorio, che non possono continuare a far fronte a nuove ed esose imposte, quando non riescono neppure a mantenere le loro famiglie, a fare la spesa, a pagare le bollette dell’energia elettrica e del gas, per non parlare di quella dei rifiuti, l’acqua pubblica, il canone RAI, il mutuo o l’affitto. In tutto questo vorrei che non dimenticasse anche il pericoloso effetto di degrado psicologico delle persone, aspetto non secondario ma anzi fondamentale per l’allungarsi di questo periodo nefasto.
Bisogna invertire la rotta prima che sia troppo tardi perché quella che Voi avete adottato non è la soluzione per far diminuire il debito pubblico ma è incitare i nostri concittadini a Cerea, come nel resto del Nord Est, a fare le valigie ed andarsene dall’Italia, chi da solo, chi con la propria azienda, lasciando a casa decine, centinaia o migliaia di dipendenti; è spingere famiglie e imprese alla disobbedienza fiscale, chi è più forte, e, purtroppo, al suicidio chi è più debole. E noi sindaci non possiamo fare nulla se non contribuire a questo scenario così nefasto.
Mi permetta ma è ora di dire basta. Lei e la sua squadra siete stati nominati con il preciso incarico di riportare in salute lo Stato italiano, potendo contare sull’appoggio di quasi tutti i partiti: non sprecate questa occasione e consentite al nostro amato Paese e ai Suoi cittadini di tornare a respirare e a noi Sindaci ridateci la dignità e permetteteci di tornare a guardare in faccia i nostri elettori senza vergognarci delle scelte che ci state costringendo a compiere.
La ringrazio per l’attenzione che mi dedicherà e che quindi dedicherà ai cittadini di Cerea.
Mi è gradita l’occasione per porgere i miei migliori saluti.
Il Sindaco di Cerea
__________________________
Paolo Marconcini

cari amici lettori,
sono venuto in possesso della bozza di una lettera che un sindaco della bassa avrebbe intenzione di mandare al presidente del consiglio Mario Monti.
Temo che la versione definitiva sarà tagliata, anche perché è abbastanza lunga e Monti non ha molto tempo per leggere. Però penso sia comunque interessante ed esprima chiaramente il disagio crescente con il quale le amministrazioni locali stanno affrontando questi momenti di difficoltà.
buona lettura

Illustrissimo Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti,

Sono il Sindaco di una città di ben 16.508 abitanti, al mio secondo mandato.

Sono infatti stranamente e inaspettatamente, appena stato rieletto dai miei concittadini alle scorse elezioni, al termine di cinque anni in cui ho cercato di amministrare questo Comune tra mille avversità, dimissioni e colpi bassi, in un crescendo di difficoltà economiche e tagli continui da parte del governo Berlusconi, ma non lo posso dire perché pensando di perdere le elezioni ho voluto fare il mio dovere fino in fondo presentandomi con il simbolo del PDL.

Ora la situazione, come lei ben sa e come ben sapevo anche io, non sta migliorando.

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giu 22 2012

una sintesi (*) del consiglio comunale del 7/6/2012 – VI E.M.

(°) grazie a Gianluca Bonente per il link


giu 11 2012

a proposito di biciclette e pedalate

piagnisteo

neanche il tempo di organizzare la festa per la rielezioni e i nostri amministratori ci rendono partecipi del gne gne sul bilancio di previsione chiamandolo “bilancio partecipato”
Sembra, dico sembra perché vorrei vedere la bozza di bilancio definitiva e non dei numeri estrapolati di qua e di la, che per chiudere il bilancio di previsione del 2012 (notare la finezza della “previsione” rispetto ad un anno che si sta ormai avviando verso la seconda metà) servano 1.130.000 Euro.
Ovviamente diranno  che la colpa è del governo Monti e forse addirittura di Prodi (il padrone del vapore in questo caso, ovviamente, non ha nessuna colpa)  che riduce i trasferimenti verso i comuni tagliando d’un colpo compartecipazione Iva e addizionale sul consumo di energia elettrica.  Praticamente un bel 1.700.000 Euro.
Nemmeno l’introduzione della tanto odiata IMU permetterà di recuperare il “maltolto” perché genererà introiti aggiuntivi per soli 570.000 Euro.
Ovviamente l’IMU è calcolata ai minimi di legge, ma sarà discrezione della giunta aumentare l’IMU sugli immobili produttivi e sulle seconde case per recuperare  la differenza (ovviamente non credo vogliano avventurarsi sulle aliquote sulla prima casa).
A questo punto attendiamo di vedere la previsione dettagliata delle uscite e il confronto con l’anno 2011 per capire su quali capitoli di spesa graveranno i tagli che l’amministrazione sarà costretta a fare.

Alcune note a margine:
- considerando l’entità dei tagli, che Cerea è un comune di poco più di 16.000 abitanti, che evidentemente non sarà il solo a subirli e probabilmente anche gli altri comuni nella medesima proporzione, possiamo ragionevolmente supporre che la cifra esatta e definitiva sarà di molto inferiore. A meno che non si voglia una rivoluzione violenta perché non si ha il coraggio di dichiarare default a livello nazionale.
Certo che se queste fossero le cifre esatte (e non un “chiagne ‘e fotte”) io al posto del sindaco non escluderei di rimetterei il mandato consegnando simbolicamente le chiavi del comune al prefetto.
Perché, obiettivamente, non c’è nessuna possibilità di riduzione delle spese in botta unica e in quelle proporzioni.
Oppure si potrebbe pensare di non mandare a Roma i soldi dell’IMU e in un sol colpo si sistemerebbe il bilancio.
Tra l’altro è da considerare che se nella malaugurata ipotesi che l’esercizio provvisorio (e cioè,  in assenza di bilancio di previsione approvato, le spese sostenute nei primi 6 mesi e calcolate sulla spesa storica del 2011) sia effettivamente stato impostato preventivamente senza prevedere tagli, il disavanzo rispetto al 2012 sarebbe almeno del 50% più alto.

Potremmo dire: “avete voluto la bicicletta ?”
La realtà è che a pedalare saranno sempre gli stessi con un mesto addio alle tante “promesse” elettorali.