sono sempre stupito dalle contraddizioni che leggo nelle dichiarazioni ai giornali; dall’ultimo numero del Primo:
La Mostra del mobile al capolinea:
“o si cambia o si chiude” afferma il neopresidente Altobel
ok d’accordo
Mi piacerebbe sapere l’opinione dei lettori di questo blog su un tema ricorrente, apparso sui nostri quindicinali locali a proposito dell’artigianato del mobile.
Leggo sul Primo Giornale, sezione economia, che durante l’ultimo incontro del consiglio di amministrazione del Centro Servizi Distretto del Mobile, è stato deciso di chiedere un contributo economico ai comuni del distretto.
Secondo quanto riferito dal Primo, la cifra si dovrebbe aggirare attorno ai 300 mila euro, che se saranno ripartiti sulla base del numero delle aziende presenti sul territorio, costerà a Cerea la modica somma di 60 mila euro (se non di più), tenendo conto che a Cerea hanno sede almeno 1/5 delle imprese del distretto.
Ricordo che la costituzione del CSDM con l’esclusione di ogni partecipazione diretta da parte dei comuni, era stata voluta proprio per rendere la società di servizi autonoma finanziariamente e completamente svincolata dalle amministrazioni comunali.
A questo punto però la domanda che corre d’obbligo è: forse si vuole solo i soldi dei comuni, lasciandoli poi fuori da forme legittime di controllo?
Su un’altra questione poi mi pongo alcune domande.
Sono stati presentati a Cerea lo scorso 31 luglio i nuovi progetti di Distretto, alla presenza di alcune aziende purtroppo sempre troppo poche nel partecipare a incontri di questo tipo, ma che non hanno mancato di far sentire la loro voce critica (con buona ragione) sull’operato del distretto degli ultimi anni.
Il Nuovo riporta come conclusione, il problema del ricambio generazionale dovuto alla mancanza in zona di scuole di formazione.
Le ultime notizie che avevo mi indicavano invece il rischio che il notevole investimento (mi pare oltre un milione di euro) sulla scuola di ebanisteria di Bovolone andasse perduto poiché ad oggi non ci sono iscritti a sufficienza per far partire un corso.
Ricordo anche che il tentativo, risalente a qualche anno fa, da parte del liceo di Cerea di istituire un corso di diploma in tecnici del legno e dell’arredamento sia naufragato (nonostante il corso abbia ottenuto l’approvazione del ministero) per mancanza di iscritti.
Ma allora, mancano le scuole, o manca la volontà di proseguire nell’attività artigianale che tanto ha dato al nostro territorio?
E se mancano persone preparate, come sarà possibile o comunque, che ritorni potranno avere eventuali investimenti nell’internazionalizzazione, in tecnologia, in marketing e comunicazione che sembrano essere, a detta degli operatori, le uniche strade da seguire?
ps
buon Vday

