democrazia rappresentativa

Elezioni dei Comitati di Quartiere
domenica 23 novembre

Uno su 10 sono andati a votare.

Dico sono perché io, che notoriamente non leggo i giornali, ho cercato sul sito www.cerea.net informazioni sul voto, ma ho trovato solo l’elenco dei candidati; sui seggi e sugli orari nulla.
Il luogo alla fine l’ho trovato, ma troppo tardi.
Pazienza, il candidato che avrei votato è stato comunque eletto.

Per l’opposizione la partecipazione al voto da parte della cittadinanza è stata bassa, non per la maggioranza che si aspettava il 5% degli aventi diritto al voto.
Aspettative modeste per un evento atteso da molti anni (così era stato presentato): nuovo regolamento, maggiore chiarezza e finalmente un po’ di sana democrazia nell’elezione dei rappresentanti dei quartieri.
Ora, la mia modesta esperienza in attività associative, mi porta ad essere molto scettico.

Innanzitutto perché quando nascono in modo spontaneo (anche se talvolta poco democratico) questi gruppi riuniscono persone che, un po’ per narcisismo, un po’ per comuni interessi e frequentazioni e un po’ per sana ambizione, realizzano iniziative e portano avanti istanze e segnalazioni senza vincoli e schieramenti.
In sostanza, si guadagnano il loro posto lavorando sodo.

Talvolta invece, la legittimazione “democratica” a seguito di elezioni, tanto più se a partecipare sono stati più o meno i parenti e gli amici (forse neanche tutti) dei candidati, innanzitutto divide (soprattutto in Italia e nei piccoli comuni dove si è pronti a dividersi su tutto) e poi a mio avviso, rischia di creare delle rendite di posizione, utili a ben altri scopi che non a quelli di organizzare sagre e segnalare lampadine bruciate e buche sull’asfalto.

Ma c’e un modo per realizzare istituzioni realmente partecipate da tutti?
C’è un modo per sfuggire alla trappola della delega della democrazia rappresentativa?

A proposito…. ma chi ha scelto i candidati? e in base a cosa?


One Response to “democrazia rappresentativa”

  • Francesco Lorenzetti Says:

    Certo che c’è un modo per realizzare istituzioni realmente partecipate da tutti, e per sfuggire alla “trappola” della democrazia rappresentativa. E’ l’anarchia, nella forma teorizzata da Bruno Leoni nel suo bellissimo libro “La libertà e la legge”, che consiglio a tutti. In esso si teorizza che il Diritto possa nascere spontaneamente attraverso la libera interazione degli individui, cosa che si è effettivamente verificata per secoli nell’esperienza giuridica romana e in quella anglosassone. Oggi tutti credono che ci sia Diritto solo laddove c’è una legge, ma non è così… Solo che appena fai un discorso del genere la gente ti salta addosso. E’ troppo controcorrente.